Motivi

Motivi (gennaio 29016)

Si nota una grande confusione nel determinare le priorità del paese (isola d’Ischia) da parte delle pubbliche istituzioni e amministrazioni; nuovi progetti generali non mancano mai e da ogni parte c’è chi sogna di avviare certe opere ritenute di grande impatto sul territorio, ma si trascurano le realizzazioni del tempo passato e recente che sono rimaste incompiute, quasi prive di quelle finalità che inizialmente si intendeva raggiugere, rendendo a volte, in parte o in toto, nullo l’operare per il loro ottenimento e opacizzando il lavoro di coloro che tanto dovettero impegnarsi certi traguardi. Da queste opere sembrava che dovessero e potessero scaturire enormi vantaggi per determinare lo sfruttamento efficace delle risorse territoriali, basato su natura, benessere e soprattutto sull’aspetto storico e culturale, se si pensa che una delle attrazioni più interessanti è costituita dalla bellezza e dalla quantità dei reperti degli scavi archeologici operati da Giorgio Buchner e don Pietro Monti, che hanno portato nel tempo a realizzare due musei, che oggi purtroppo non rappresentano una risorsa positiva (a scopo turistico principalmente), ma una circostanza negativa nella loro gestione; e di conseguenza essi vivono quasi nell’indifferenza generale: nulla si fa per la loro divulgazione e per la loro esistenza, pur se alcuni pezzi, quando sono esposti in altre sedi, hanno grane successo.

In concreto di uno (Museo Pithecusae di Villa Arbusto) si è parlato negli ultimi tempi per la volontà (poi smentita) dell’amministrazione di Lacco Ameno di mettere in vendita l’edificio settecentesco allo scopo di sanare il grave dissesto economico-finanziario; d’altra parte ridotta ne è rimasta ultimamente la sua funzionalità (apertura solo nelle ore mattutine). In proposito si legge a volte che l’ex villa, che fu ultimamente di proprietà di Rizzoli, sia stata da lui donata al Comune; cosa del tutto falsa e soltanto la tenacia del sindaco Vincenzo Mennella riuscì a farla acquisire al patrimonio comunale, contro la più comune aspirazione a farne un albergo. A suo tempo nell’isola d’Ischia tutto mirava a realizzare alberghi e pensioni; anche in sede pubblica non c’erano altri obiettivi, nonostante la carenza di opere pubbliche (scuole soprattutto) e non si mai riusciti a fare una adeguata rete fognaria.

L’altro (Museo e Scavi di Santa Restituta), diventato, dopo la scomparsa di don Pietro Monti, museo diocesano, è chiuso da qualche anno e non sembra che ci siano progetti di riapertura, come del resto non appare chiaro perché il Museo sia chiuso, anche se stranamente in internet a volte alcuni (compresa l’Azienda Turismo d’Ischia e Procida) ne riportano le ore di apertura.

E come si fa, in tale contesto di valutazioni, a progettare altri possibili interventi di natura archeologica sul territorio isclano? Eppur ce ne sarebbero le occasioni per vieppiù valorizzare la storia antica e l’importanza d’Ischia, come il sito di Mazzola (Lacco Ameno), Punta Chiarito…

E che dire della Colombaia, che fu già sede isolana del regista Luchino Visconti?

Fortunatamente – dovremmo pensare oggi – che non siano arrivate a conclusione le aspirazioni di esproprio per il Castello Aragonese e il Palazzo Reale. Che e come sarebbero oggi? Forse basterebbe guardare un po’ al destino delle Pinete d’Ischia, acquisite al patrimonio pubblico, grazie al sindaco Vincenzo Mazzella.

Se l’isola d’Ischia, deve continuare ad essere una privilegiata meta turistica, occorre darsi da fare ed operare affinché questo sia reso possibile; per tanti anni tutto è stato spontaneo, senza bisogno di interventi specifici, bastava il sole. Ma oggi tutto questo è finito e c’è premura di “agire” concretamente. Non ci si può drogare di parole, ma ci vogliono dei fatti e dei progetti che completamente siano attuati e non solo discussi e approntati sulla carta.

Si usino le parole a tempo e a luogo, imparando e dimostrando concretamente di amare il paese, di conoscerlo, di cercarne l’anima nascosta e di lavorare con urgenza e responsabilità, perché la frase comunemente detta “per il bene del paese” non sia un semplice esercizio di parole, ma una realtà evidente e chiara sul piano operativo. L’interesse e il bene del paese non siano obiettivi personali, ma collettivi per la popolazione tutta!

Urgenza e responsabilità devono essere espressi da chi amministra un paese, ma anche dalla popolazione che lo abita e che lo esprime mediante i suoi modi di vivere, le attività produttive, la cultura e la storia, onde evitare di far affermare sempre più la convinzione che l’isola d’Ischia non è cultura. Per il che occorre che ci sia un ottimo connubio tra la popolazione (che deve essere informata su certe scelte e sull’operato di chi amministra) e la politica, che esprime i vari amministratori.

Si dice spesso che non c’è amore per la politica e che i cittadini si discostano sempre più da un mondo in cui non credono più. In realtà a generare fiducia nei cittadini e a disporli ad aprirsi alla “cosa pubblica” ci vogliono rappresentanti che vivano la politica con onestà, impegno, fedeltà, giustizia, competenza: ciò invoglia ad interessarsi del bene comune e dà sicurezza nell’assumersi responsabilità e doveri.

C’è una grande sfida da vincere: quella di uscire dalla mediocrità di una politica che ha dominato nei tempi recenti in tutto il territorio, come molti riconoscono; il vero politico è chiamato ad ascoltare i bisogni di tutti ed a comporre le diverse esigenze in modo armonico per poter guardare al futuro con serenità.

Cambiare è perciò un obiettivo da raggiungere, ma resta impresa vana e impossibile se non cambia il cuore dell’uomo; in sostanza l’esigenza è quella di ripristinare la trasparenza cristallina dei pubblici servizi, come è imposto peraltro dalla legge e come sentiamo sempre affermato da tutti, in fase preelettorale, ma che poi tutti dimenticano una volta eletti; quella casa aperta a tutti diventa successivamente una “aurea domus” in cui è vietato addentrarsi; ognuna delle due parti contendenti, a seconda che diventino maggioranza o minoranza, fa proprio un certo atteggiamento di partecipazione: nessun cambiamento, nessuna rinunzia, nessuna seria disponibilità a rendere pubblico il proprio operato, a discapito dell’intera popolazione (Raffaele Castagna).

 

 

 

 

 

 

 


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