“E il giardino creò l’uomo”

“E il giardino creò l’uomo”
Un manifesto ribelle e sentimentale per filosofi giardinieri

Sempre più spesso ci sono notizie riguardanti le scoperte su nuovi o già noti pianeti, sempre più spesso si sente parlare di surriscaldamento terreste dovuto alla mano dell’uomo.
Credo che non ci voglia molto a capire che probabilmente ci si è imbattuti su una strada sbagliata; già al suo tempo, a cavallo fra ottocento e novecento, il filosofo giardiniere Jorn de Précy[1] scriveva: nel nostro tempo pieno di sé e delle sue conquiste, in questa nostra società in cui sembra che il destino di qualsiasi attività sia generare ricchezza, soddisfare desideri per lo più superflui, abbiamo dimenticato un bisogno, tanto essenziale quanto mangiare e bere: abitare un mondo dotato di senso.
Ecco! Ma cosa avrebbero potuto fare le persone di buon senso del passato, del presente e del futuro, consapevoli che ciò che stava accadendo portava e porta alla catastrofe?
In un giardino come luogo di disobbedienza, l’intento non è quello di suggerire sommosse o proteste, ma di riflettere, anche se la disobbedienza viene considerata come l’evento che ha segnato una volta per tutte la storia del cosmo, e non a caso il giardino è già citato nel libro della Genesi con la creazione di tutti gli esseri viventi tra cui Adamo ed Eva, il giardino comunque dovrebbe essere considerato un luogo dove i giusti avranno pace e serenità, ma a quanto pare non è così, visto che il giardino Terra è in serio pericolo.
La diffusa arroganza dell’uomo dettata dall’inimicizia e dall’invidia è riuscita e penetrare anche le mura di cinta di orti e giardini, additando quali siano piante e insetti utili e quali meno utili, dichiarando guerra a ciò che si reputa inopportuno, con conseguenze indelebili sull’ambiente.


Vi racconto una favola: quella del pesco e del cavolo cappuccia. Una pianticella di cappuccia si era installata ai piedi di un bellissimo albero da frutta. Cosa fare? Cacciare via quell’inopportuna che era fuori posto nell’orto? No di certo, perché quell’anno il pesco non subì l’invasione dei suoi parassiti abituali, i pidocchi. Infatti dove cresce la cappuccia, il pidocchio non passa. L’ortolano saggio pianta la cappuccia ad ogni albero; morale abbiamo sempre bisogno del prossimo, anche del più umile e di quello più piccolo di noi.
Alla ricerca di una pacifica convivenza : “ho veduto, nelle serre, fiori esotici di mirabile bellezza, ma me ne infischio di loro. I semplici fiori della nostra primavera sono tutto ciò che voglio rivedere….”. In herbis salus dicevano i latini.
Gli stati Uniti d’America assieme all’Asia sono i maggiori produttori di anidride carbonica, che contribuisce ad accelerare il surriscaldamento del nostro pianeta; poco tempo fa il presidente, probabilmente chiamato a dovere dal suo subconscio, dopo anni di continua disfunzione all’apparato uditivo, si è accorto che in meno di cinquanta anni continuando su questa strada i danni causati dall’uomo saranno irreversibili. Ha parlato di energie rinnovabili e con grande maestria ha indicato ai “grandi d’America” la strada per il futuro migliore, trascurando totalmente di suggerire come coltivare in maniera adeguata l’orto o il giardino di casa.
Nel libro di De Précy si legge: “Fate giardini! Veri giardini, naturalmente, luoghi indomiti, fuorilegge. Tracciate il vostro disegno sulla faccia della terra, che si presta sempre volentieri ai sogni dell’uomo, piantate un giardino e prendetevene cura. E proteggete anche quelli che restano e resistono, i vecchi luoghi abitati dalle piante che arrivano da lontano e continuano a sognare, nonostante l’insensato baccano che li circonda. Lavorate con i poeti, i maghi, i danzatori e tutti gli altri artigiani dell’invisibile per rimettere al suo posto il mistero del mondo.”

“ La nostra scuola è piccola, ma ben arieggiata e tutta dipinta di verde come il giardino; e noi siamo i fiori messi qua e là e i nostri insegnanti sono il concime che fa crescere e rende forti i bei fiori”.
Escludere l’impartire lezioni di quotidianità per un risanamento ambientale è un grave errore, più delle fabbriche e dei pesticidi stessi; l’impressione è quella di dare un’alternativa futura valida agli imprenditori, più che a risolvere il problema.
Vuoi essere felice per un’ora? Bevi.
Vuoi essere felice per tutta la vita? Diventa giardiniere (proverbio cinese).
Non è un vero giardiniere colui che in modo puramente meccanico e letterale esegue alcune indicazioni di cultura e non si sforza seriamente di comprendere le particolarità delle creature che cura.
Il vero giardiniere è colui che comincia dal basso della terra, il vero luogo, ove l’opera del corpo è nulla senza quella dello spirito.
Magari se riuscissimo ad essere più giardinieri avremmo più la capacità di “ascoltare”. Galeno uno dei più grandi medici dell’antichità amava ripetere: “il miglior medico è la natura, perché guarisce i tre quarti di tutte le malattie”. E aggiungeva senza malizia: “tra l’altro non parla mai male dei suoi colleghi!”
La riduzione dei gas serra in mano alla tecnologia, chimica, fisica, e tutti i problemi saranno risolti, a cominciare dall’alimentazione per quei miliardi di uomini che sono previsti sul pianeta terra nei prossimi decenni. Ma la tecnologia, la chimica, la fisica opera anche i suoi tradimenti; la natura no!
La bellezza salverà il mondo (ma chi salverà la bellezza?).

Il libro di Jorn de Précy
Il giardino: ultimo rifugio della spiritualità e della poesia; ultima frontiera al di qua della barbarie e dell’alienazione; ultima utopia – ma un’utopia pratica, tangibile. Questi i temi che il giardiniere-filosofo Jorn de Précy – attivo a cavallo fra Otto e Novecento e di cui poco si sa, ma che è da sempre oggetto di venerazione da parte degli appassionati – ha riunito nel suo “E il giardino creò l’uomo”.
Questo scritto vibrante è soprattutto il manifesto di un’idea del giardino che l’autore riuscì a realizzare nella sua tenuta di Greystone, nell’Oxfordshire; un’idea straordinariamente attuale e ancora, nella sostanza come nella forma, rivoluzionaria, quella del giardino selvatico. Nel fare il giardino, l’uomo – sostiene de Précy – deve restare in ascolto della natura, del genius loci, non forzare ma assecondare le forze che vi operano, mettendosi al loro servizio e riallacciando così il legame con il mondo naturale; il quale lo ripagherà regalandogli il piacere più compiuto e nello stesso tempo inesauribile, lo spettacolo della vita e delle stagioni.
Trattato di storia dei giardini, memoir e nello stesso tempo appassionato pamphlet politico, “E il giardino creò l’uomo” è anche il ritratto di un uomo originale e, a suo modo, enigmatico; al termine della lettura ci sembra di vederlo scomparire lungo uno dei sentieri dell’amato Greystone, a raggiungere gli dèi che si celano tra le sue piante.
Ci sono parallelismi fra i sentimenti delle piante e i sentimenti degli esseri umani, ci sono studi che accertano ciò, noi e i vegetali siamo figli della stessa evoluzione darwiniana, anche se due miliardi di anni fa è avvenuta la grande biforcazione tra animali e vegetali, e di questo solo un vero giardiniere può accorgersi.
Il vero giardiniere dà alla terra più di quanto prende, il vero giardiniere è raro ed è per questo che sarebbe opportuna una scuola di giardinaggio, non tanto per salvare la Terra, ma in previsione della scoperta del nuovo pianeta più simile ad essa, e battezzato col nome di Kepler 452-b già in serio pericolo; la natura è il libro di Dio su cui i giardinieri, i guaritori, i santi, hanno saputo scoprire i suoi attributi e spesso i segni della sua volontà. Suscitano compassione specialmente i giovani le persone di potere, che non hanno mai avuto la gioia di ascoltare e conoscere realmente la vera natura della terra.
“In tutti i suoi sogni più belli, l’uomo non ha saputo mai inventar nulla che sia più bello della natura” (Alphonse de Lamartine).

Antonio Verde

 

[1] Jorn de Précy nasce a Reykjavik nel 1837, figlio di un ricco commerciante discendente di stirpe bretone. Dopo aver visitato Roma e la Toscana e aver vissuto a Venezia e a Parigi, nel 1861 si stabilisce in Inghilterra. Trascorre alcuni anni a Londra e quindi nell’Oxfordshire, dove nel 1865 acquista il giardino di Greystone. E il giardino creò l’uomo, pubblicato in Inghilterra nel 1912, è il suo unico scritto giunto alla pubblicazione


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