Pubblicazioni in formato cartaceo

front-inar-antInarime, antologia di testi storici, poetici, letterari, mitici e termali


Autore : Raffaele Castagna
Argomento : Isola d’Ischia
Editore : Raffaele Castagna (La Rassegna d’Ischia)
Anno di pubblicazione : Dicembre 2015
Dati : 196 pagine, brossura – Formato cartaceo
ISBN : 978-88-909882-2-6
Prezzo : € 9, 90
Leggi estratto

Ischia, chiamata dagli antichi con vari nomi, è la più grande delle isole del Golfo di Napoli. Omero e Pindaro la chiamarono Inarime, altri Pitecusa e poi Aenaria, perché Enea, arrivando in Italia, vi condusse la sua flotta e vi soggiornò qualche tempo; da ultimo ha assunto il nome di Ischia. Il suo circuito è di diciotto miglia; nel mezzo s’eleva una montagna detta Epomeo, a volte ritenuta un vulcano spento ed inattivo. Il territorio è diviso in sei Comuni e cioè Casamicciola Terme, Barano, Forio, Ischia, Lacco Ameno, Serrara Fontana. Di Ischia hanno parlato autori classici e di ogni periodo; storicamente importante per la fortezza del Castello, per la presenza di personaggi che l’hanno nobilitata, come per esempio Vittoria Colonna e Costanza d’Avalos, intorno alle quali si formò una corte letteraria; la celebrità dei suoi rimedi naturali (terme e stufe) vi ha prodotto sempre il concorso di forestieri dalle più remote parti della terra; a questi si sono aggiunti negli ultimi tempi i risultati degli scavi archeologici con famosi reperti, come la Coppa di Nestore e il Cratere del Naufragio, che hanno ulteriormente favorito il suo sviluppo. Altre prerogative turistiche: le bellezze paesaggistiche, il clima, il Castello, le Torri…


Maltese : Poesiefront-maltese

Autore : Giovanni Maltese
Argomento : Poesie in vernacolo foriano
Versione in lingua italiana (a fronte) di Giovanni Castagna
Editore : Raffaele Castagna (La Rassegna d’Ischia)
Anno di pubblicazione : Settembre 1988
Dati : 406 pagine
Prezzo : € 30,00
Leggi estratto

 

L’opera poetica di Maltese si compone di tre raccolte di versi in parlata foriana: Cerrenne, Ncrocchie, Sonetti inediti, pubblicati postumi a cura di Giovanni Verde. I 24 sonetti pubblicati da Verde furono tratti dalle composizioni autografe, lasciate da Maltese a Luigi Patalano, il quale le donò poi, assieme al manoscritto di Ncrocchie, alla Biblioteca Mennella ed oggi si trovano, crediamo, nella Biblioteca del Duca Camerini. Patalano, tuttavia, ne fece alcune copie dattiloscritte con una sua traduzione.
Ercole Camurani, in “Artisti dell’isola d’Ischia” (edizione curata da Massimo Ielasi), parlando del pittore Bolivar, a pagina 179, scrive: «Da una cassa di carte toglie un manoscritto, in quaranta fogli, di poesie in ischitano di Giovanni Maltese, lo scultore, pittore e poeta che abitò la torre di Forio. In calce ad ogni pagina in vernacolo la traduzione in versi italiani scritta dal padre Luigi Patalano, che al Maltese insegnò la metrica».
In realtà, i fogli dovrebbero essere 57, con un totale di 49 composizioni, forse 50 se vi è compresa la poesia ‘A Varva. Altri e lo stesso Verde ebbero la loro copia da Patalano, mancante, però, di nove poesie. Riteniamo, quindi, che per la pubblicazione dei Sonetti inediti, Verde abbia avuto fra le mani il manoscritto, perché sono stati pubblicati i nove sonettiche mancano nelle copie dattiloscritte.
Luigi Patalano, d’altra parte, in una lettera del giugno 1947, indirizzata a Giovanni Verde, il quale lo pregava di scrivere “con una biografia largamente aneddotica la vita del nostro indimenticabile Giovanni Maltese”, scriveva: «… tutto quello che so della vita e dell’opera di Giovanni Maltese, per disposizione testamentaria della moglie, è stato scritto in una prefazione che dovrebbe essere allegata alla raccolta di tutte le poesie del Maltese e relativa versione italiana; lavoro che ho già compiuto da un pezzo . e di cui diventa sempre più difficile la pubblicazione. Prevedendo che le difficoltà possano non essere superabili nella mia vita, posso tutt’al più depositare al Torrione una copia del lavoro, da me preparato, in attesa di tempi migliori». Chissà dove giace quel lavoro!
Le poesie inedite sono di vario valore. Alcune appartengono al ciclo Cerrenne, satira, quindi, e sguardo impietoso. Altre al ciclo Ncrocchie, con una visione nuova, però, della figura femminile. Solo raramente, infatti, nelle sue poesie venivano espressi i sentimenti della donna, le sue gioie e le sue pene, i suoi aneliti e i suoi lamenti. In queste poesie, invece, Maltese ci presenta la donna non più come semplice oggetto di ammirazione e di desiderio.
Sono donne che parlano con il loro cuore, non solo con il loro corpo. Sono donne volitive ed il poeta le ammira, non per l’arroganza del loro ombelico, ma perii tentativo di lottare contro il peso di una tradizione che le vuole sottomesse, pazienti lavoratrici e bbòn ‘a ffa passà lu frite. L’umorismo, l’ironia del poeta, la singolare situazione in cui le fa agire riescono a stento a mascherare l’affetto profondo ch’egli prova per queste giovinette, per le loro aspirazioni e le loro delusioni, i loro sogni e i loro disinganni. Ed anche quando sembra sorriderne, il suo sorriso è soffuso da una trasparenza malinconica in un’ombra di rassegnazione. Gli anni gli hanno dimostrato che ogni sforzo è vano nella triste realtà d’una quotidianità drammatica pur nei brevi attimi di pausa.
Il mondo poetico della raccolta Ncrocchie (nei crocchi) è il palpitante mondo della vita quotidiana. Il poeta stesso ha singolarizzato questo suo mondo: contadini e pescatori, giovanetti e ragazze del popolo, sulla spiaggia o nel solco ardente dei campi, nella siesta estiva o nelle veglie invernali. Molti i sonetti che presentano figure di donne e sembrano quasi descrizioni di diversi innamorati. Ma c’è qualcosa di profondo che le unisce e la donna, tante volte cantata, è unica, anche se da bionda diventa bruna. Somiglianza di espressioni e di gesti; quasi si riesce a scorgerne la snella andatura in un lieve sorriso, or divertito or triste. Sottofondo comune è la timidezza dell’innamorato, ardito solo nel desiderare; quel pensare continuo alla sua donna; quel rivederla in ogni cosa che gli è cara e fra le tremule fiammelle dell’altare; quel sentimento spaurito di solitudine che gli fa scorgere nel cielo una nuvola simile ad una bara. Ma si stagliano anche altri tipi e figure: il padrone, il proprietario terriero, avaro e crudele, che vive del sudore dei suoi coloni; il figlio del padrone, sempre pronto a arravugghià la figghia d’u vuarzone; il colono, il prete che, generalmente, appare nella sua qualità di confessore e che, visto da vicino, non ha niente di poetico, dato che il poeta ne mette in risalto una certa ipocrisia, alcune particolarità fisiche e certi gesti che lo rendono piuttosto ridicolo, vedendo in lui, a torto o a ragione, il complice dei padroni, anche se dal pulpito si scaglia contro la ricchezza. Maltese non è anticattolico, ma anticlericale, perché lui comprende una religione fatta di altruismo, senza ipocrisia. E’ contro coloro i quali si dimostrano scrupolosi nella pratica, ma nell’intimo non hanno capito niente della vera essenza della religione. Lo commuove, però, la fede ingenua dei suoi concittadini e sa riconoscere i meriti di alcuni preti. Nella poesia ‘U Vangele mette sulla bocca del cappellano l’unica predica ch’egli giudica comprensibile e gli fa enunciare principi che ritiene i veri principi della religione cristiana. Ma la figura più caratteristica, quella che più si colorisce di simpatia è la figura della donna: la vede in ogni cosa che gli è cara e tutto ciò che gli è più caro gli suggerisce figurazioni per descriverla. E quando, ormai vecchio e stanco, rende visita al suo cuore, lo scopre come un salotto con tanti ritratti sulle pareti, ritratti ormai sbiaditi e ingialliti dal tempo,

Ma ammiéz’ ammiéze, cu nu muss’a rise,
fatta d’avrunz’a Fidie o da quacch’éte,
ngè na figliòla nata mbaravise.

Il successo non arrise a Maltese, né come poeta né come scultore, e dai suoi versi traspare a volte la tristezza e la pena di sentirsi incompreso. Ma è con un certo orgoglio che presenta le poesie di Ncrocchie: anche agli stranieri che capitavano nel mio studio io infliggevo lunghe e tormentose audizioni dei miei parti poetici. Forse è il periodo in cui Maltese è più sereno, rappacificato con la vita che ormai gli sorride con il sorriso di Fanny.


 

front-ischia50-99Ischia 1950-1999

Sottotitolo : Cinquanta anni di vita e di storia dell’isola verde
Autore : Raffaele Castagna
Argomento : Isola d’Ischia negli anni 1950-1999
Editore : Raffaele Castagna (La Rassegna d’Ischia)
Anno di pubblicazione : 2005
Dati : 192 pagine
Prezzo : € 15,00
Leggi estratto

 

Rievocazione degli anni 1950-1999 negli aspetti che più li hanno caratterizzati e quali risaltano dalla visione e dalla lettura di giornali e pubblicazioni dell’epoca: un compendio di fatti e avvenimenti molteplici. Sia chi li ha vissuto tutti direttamente, sia chi solo in parte ne è stato testimone e partecipe, ha la possibilità di trovare nelle pagine proposte momenti e ricordi di un tempo che ha visto l’isola d’Ischia affermarsi costantemente e prepotentemente nel campo turistico, come anche affrontare il travaglio di tanti problemi e di tante nuove esigenze, molti dei quali ancora oggi sono oggetto di discussione ed attendono una plausibile soluzione.


 

front-scheriaL’Odissea Scheria Ischia

Ttolo originale : Phéniciens et Grecs en Italie d’après l’Odysseée
Autore : Philippe Champault
Pubblicazione : 1906
Traduttore : Raffaele Castagna
Argomento : Isola d’Ischia = Scheria
Editore : Raffaele Castagna (La Rassegna d’Ischia)
Anno di pubblicazione : 1999
Dati : 208 pagine
Prezzo : € 15,00
Leggi estratto

 

«Il Ritorno è un’opera altamente vibrante: un poema tutto di attualità e di circostanze, traboccante di vita e di profonda emozione. Tra le due razze è veramente il canto dell’alleanza già secolare che sgorga dalle anime in un anniversario nazionale. Sotto il bel cielo d’Ischia, di fronte al “sorriso infinito delle onde” tirreniche, un aedo greco l’ha concepito; un aedo greco, felice di vivere nella pace di questa natura, posseduto, assillato, dal bisogno di dire agli dei e agli uomini la gioia armoniosa di tutto il suo essere! Ha voluto celebrare la venuta dei suoi sulla terra feacia, l’ospitalità ricevuta, il lavoro facile e fecondo, ed anche gli infortuni per i quali prima era passato il suo popolo. E tutto ciò l’ha cantato in una allegoria trasparente: Ulisse, prima sbattuto dalla tempesta, poi salvato da Nausicaa, e quindi davanti ad Alcinoo la gioia di ritrovare la patria perduta!»


front-anni50Lacco Ameno e l’isola d’Ischia – Gli anni ’50 e ’60 

Titolo : Lacco Ameno e l’isola d’Ischia, gli anni ’50 e ’60, Angelo Rizzoli e lo sviluppo turistico (cronache e immagini) – II edizione
Autore : Raffaele Castagna
Argomento : Isola d’Ischia
Editore : Raffaele Castagna (La Rassegna d’Ischia)
Anno di pubblicazione : Dicembre 2010
Dati : 168 pagine, formato A4, brossura
Prezzo : € 15,00
Leggi estratto

 

L’isola d’Ischia, pur con i suoi tanti problemi che si è trovata e si trova ad affrontare, ha costituito e costituisce una realtà di grande rilievo nel settore turistico regionale e nazionale. Ai suoi pregi naturali e paesaggistici, alle eccezionali risorse idrotermali, si è aggiunta una serie di strutture, pubbliche e private, che ne hanno segnato ed accompagnato lo sviluppo di questi anni, fino a quando circostanze varie, interne ed esterne, di crisi non hanno frenato lo slancio turistico, dando minor credito a quei fattori positivi che sono stati la premessa dei successi del passato. Sono finiti i tempi in cui si diceva che «prendendosela allegramente, Ischia è un paradiso».
Con diverso spirito si analizzano i momenti che hanno visto alterare il volto dell’isola, quando si guardava con attenzione e con pazienza «ai muli che salgono sull’Epomeo o procedono per le strade affiancati ai ruggenti tassì su tre ruote, alle lampare dei pescatori di fronte ai mastodontici yachts». E chi sottoscriverebbe più senza acrimonia queste parole, nella nevrosi collettiva, specialmente delle giornate estive, nell’isteria del traffico odierno con strombettii e nubi di gas, con la frenesia che tutti hanno del tempo che non può attendere?
Le nuove esigenze hanno oscurato quei periodi in cui ci si accontentava di poco che venivano da anni in cui il poco era pochissimo, quando si venne fuori dagli eventi bellici e si avviò una nuova fase di vita, dai grandi centri sino a quelli più piccoli. L’ansia di andare avanti con fretta ha peraltro fatto a volte superare anche certe regole, da parte pubblica e privata, di cui oggi si avvertono le deleterie conseguenze. Allora tutto sembrava possibile, ognuno cercava di migliorare e di avvertire nel presente anche una rivalsa rispetto al passato. Tutta l’isola si rinnova, più nel privato che nel pubblico: palpita una vita nuova nelle sue contrade in evoluzione, l’economia si trasforma. Il turismo con i suoi annessi e connessi richiama a diverse prospettive, mostrando che i tempi che furono di ristrettezze economiche possono essere dimenticati e superati. Ma bisogna constatare che le autorità, piuttosto che operare e intervenire, hanno preferito lasciar fare. E così i gravi e grossi problemi, a cominciare dalla scuola che mai ha suscitato la dovuta attenzione per realizzazione di adeguate strutture, si ritrovano oggi a pesare enormemene sulla realtà isolana.
Questo libro, che è in fondo una riedizione di cose già descritte nel 1990 con qualche aggiornamento, non vuole porsi come una voce alternativa e di contrapposizione di un’epoca rispetto all’altra, non è un rimpianto del passato, una “laudatio temporis acti”, ma una semplice analisi di eventi che poi saranno la “storia” dell’isola d’Ischia. In fondo Ischia resta sempre la stessa: il suo vero volto di generazione in generazione si trasmetterà sempre attraverso il ricordo e l’intimo sentire dei suoi abitanti, dei suoi visitatori abituali o occasionali. E sotto tale aspetto ilsuo fascino, le sue tradizioni, le sue bellezze, Ischia le conserverà sempre; in tutti rivive continuamente l’essenza perenne che nessuno potrà cancellare (Raffaele Castagna)


front-tremilaIsola d’Ischia – Tremila voci, titoli, immagini

Autore : Raffaele Castagna
Argomento : Isola d’Ischia
Editore : Raffaele Castagna (La Rassegna d’Ischia)
Anno di pubblicazione : Gennaio 2006
Dati : 320 pagine
Prezzo : € 13,00

Leggi estratto

 

Voci, titoli, immagini come stimolo per conoscere l’isola d’Ischia e per suscitare ulteriori curisoità end #mainContent di approfondimento e di ricerca su fenomeni e aspetti della storia locale.
Che cosa non rappresenta e nn vuole essere questo lavoro? Certamente la pienezza di un contenuto vasto e vario,che poteva essere forse tentata soltanto attraverso l’apporto di una équipe redazionale nella fase di ricerca e di assemblaggio. Un impegno quindi ad una sola mano comporta circostanze negative che è facile comprendere e che possono gravare pesantemente sull’efficacia e consistenza de risultati. Balza evidente la considerazione che troppe saranno le mancchevolezze e le dimenticanze alle quali è probabile che si attribuisca la maggiore attenzione. Ma va precisato e ribadito ancocra che alla base nn vi sono mai una scelta di merito e una valutazione preventiva o preconcetta di ciò che è presente o assente. L’autore fa più o meno suo l’avvertimento di Alexandre Dumas (Le Corricolo): “se ometto, giustamente mi si farà carico di ciò che ho omesso; se passo in rassegna molte più cose, rischio di cadere nella monotonia e di annoiare”


 

front-guidaGuida grammaticale del dialetto foriano letterario

Autore : Giovanni Castagna
Argomento : Dialetto di Forio d’Ischia
Editore : Raffaele Castagna (La Rassegna d’Ischia)
Anno di pubblicazione : 1982
Dati : 136 pagineaPrezzo : € 15,00

Leggi estratto

 

È in Ischia – dice Giulio Jasolino, medico calabrese del ‘500 – un famoso e gran Casale, maggiore di tutti gli altri che nell’isola vi sono, chiamato Forino. Luogo veramente delizioso e di terreni sovrammodo fertili e di elettissimi vino e frutti end #mainContent : il Casale di Forio, da altri detto Forino, da noi Fiorio, poiché dopo la distruzione di molte ville e castelli, questo fiorì, essendo maggiore ddi tutti gli altri dell’isola, con dodici torri, con artiglierie, con molta gente di valore, bello di sito, abbondantissimo di vino e di frutti eccellenti.
Questo lavoro – dice l’autore – vuole offrire un quadro d’un tipo di dialetto foriano. Il titolo rivela di già il nostro intento e ne indica allo stesso tempo i limiti: Guida grammaticale del dialetto foriano letterario. Si tratta quindi, non solo di lingua scrita, ma anche di linguaggio poetico. È noto lo scarto che esiste tra lingua parlata, lingua scritta e una forma speciale di lingua scritta: la lingua letteraria soprattutto poetica. Di questo, però, abbiamo tenuto conto nella nostra guida grammaticale indicando, dove sembrava necessario, le varianti e gli scarti rilevati.


 

front-inarimeInarime seu de Balneis Pithecusarum libri VI

Autore : Camillo Eucherio de Quintiis
Argomento : Isola d’Ischia
Editore : Raffaele Castagna (La Rassegna d’Ischia)
Anno di pubblicazione : Gennaio 2003
Dati : 240 pagine
Prezzo : € 10,00
Leggi estratto

 

Fra i tanti autori che hanno scritto di Ischia, delle sue vicende storiche, delle sue acque termali, delle sue bellezze naturali, etc., va annoverato in un posto di rilievo senz’altro il gesuita P. Camillo Eucherio Quinzi (o de Quintiis), del quale nel 1726 comparve la prima edizione del poema, che lo pose tra gli umanisti più eletti del primo Settecento europeo, in 6 libri, oltre un carme introduttivo: Inarime seu de balneis Pithecusarum (Inarime o i bagni di Pitecusa).
L’opera è scritta in versi esametri latini e ciò, se contribuì a rendere gloria all’autore, nel secolo suo, come umanista e poeta, sulla scia dei grandi autori classici e soprattutto di Lucrezio, Virgilio e Ovidio, non ne ha mai assicurato una grande divulgazione, nel tempo successivo, essendo anche mancata la pubblicazione di una versione in lingua italiana.
Un altro elemento che forse ha poco giovato al lavoro del Quinzi, sì da non permetterne una più estesa conoscenza e lettura, può essere individuato nella circostanza che la materia concerne per lo più il fattore medico e curativo, nel quale in fondo, pur a distanza di un lungo arco di anni, nulla si presenta qui di nuovo rispetto a quanto aveva già scritto e pubblicato nel 1588 Giulio Iasolino con la prima edizione del De Rimedii naturali che sono nell’isola di Pithecusa hoggi detta Ischia. Equivoco che lo stesso Quinzi pensava di aver ben chiarito e superato, quando nelle Avvertenze al lettore precisa più volte che, pur sostenendo le parti di filosofo e di medico, non dimentica quella di poeta (ut Poetam non sim oblitus) e che gli interessa più ciò che “idoneo alla mia causa, renda grazie alla poesia”. Alla maniera di Virgilio con le sue Georgiche, egli aveva soprattutto lo scopo di dilettare piuttosto che di insegnare o dare appropriate norme mediche, per cui l’attenzione è maggiormente rivolta a non trascurare lo stile della poesia e a conservare, possibilmente, la grazia della lingua latina.
Per quanto concerne le cure termali di Ischia, dichiara che segue pochi ma celebri autori, e in primo luogo Giulio Iasolino, che d’altra parte nel poema appare, sotto la denominazione di Podalirio, come colui che lo introduce nei segreti delle sorgenti termali dell’isola e gli fa conoscere l’origine e le virtù di ciascuna acqua e fonte.
Al poema Inarime e al suo autore P. Camillo Eucherio Quinzi S. J. dedicò un volumetto di presentazione il P. Gennaro Gamboni S. J. dal titolo Ischia e il suo poeta Camillo Eucherio Quinzi S. J., pubblicato nel 1952 ad opera dei fratelli Pietro e Ciro Gamboni di Casamicciola.


front-quinziis

Inarime seu de Balneis Pithecusarum
di Camillo Eucherio de Quintiis

Testo latino